La Mia Utopia

Sono trascorsi 7 mesi da quando mi sono trasferita a Torino. Sono trascorsi 10 mesi da quando mi sono rimessa in cammino, ho impacchettato le mie ossa e poche cose sparse  nella stanza, e ho deciso di seguirmi, perché non volevo smettere mai di muovermi. E trovare tutti i pezzi del puzzle, capire qual è l’immagine che si cela oltre le tessere mancanti. Ma il movimento porta con sé anche il fermarsi, perché altrimenti non sarebbe vero movimento, non seguirebbe il continuo mutare degli eventi, al ritmo della vita che si dice in molti modi, e in molti modi si fa.

Ma un cuore come il mio stenta a riconoscere le cose quando stanno accadendo, e ci arriva sempre o troppo presto o troppo tardi. In controtempo.
Ho raccolto subito quello che potevo, in una terra fin troppo straniera, ho fatto quello che fanno i ventenni della mia Età, girovaghi fuori e soprattutto dentro: prendono le persone, le nuove case, e coinquilini, e nuovi orari, cercano lavori provvisori, accontentandosi dei primi a prenderti per il culo per 20 sudatissimi euro; mettono in saccoccia senza troppe domande. Decidono che quelle cose lì sono esperienza, nel migliore dei casi storie da raccontare. Io avevo sognato, questi luoghi, questi volti, e mi ero illusa che avrei compreso il perché della loro presenza in un istante perfettamente aderente al momento vissuto. E poiché le mie radici assetate raramente trovano un ristoro adatto alla loro portata, ho voluto costruirci su, alimentando le mie illusioni di armonia, di continuità.

Ma la realtà è che le prime volte ti prendono sempre a sberle in faccia. Ed è così per tutti. Forse anche le seconde, e le terze, grazie a dio. Perché ancora non l’ho conosciuta una consapevolezza nata dalla soddisfazione, da una vittoria facile. Ma la frustrazione è lunga, è lenta, segue il ritmo del cambiamento impercettibile come il crescere degli alberi. E quando – dopo 7 mesi – ti stai fermando è lì che ti colpisce, il tempo si dilata e non puoi che fissarlo, lì, ci sono tutte le azioni che scorrono sulla pellicola, i giorni, le fantasie che non si realizzeranno mai allora, perché le hai già fatte accadere nel mondo parallelo delle fantasie e non hanno più spazio nel Reale, sono lì anche le persone che hai incontrato, che non brillano più così tanto, non brilli più neanche tu, e pensi – ma dov’è che sono finito. Uno scontro pazzesco tra desideri, aspettative, riconoscimenti mancati o intravisti, l’opacità del quotidiano – contro la quale i grandi spiriti incocciano lo stesso -, e le tue ossa che ancora non hai spacchettato del tutto, non le puoi raccontare, non ti puoi svelare perché intanto stenti a ritrovare il loro ordine originario, il tuo.

Dopo 7 mesi capisci che ti stai fermando un pomeriggio di un giorno di vacanza, che è poi un giorno qualunque, in autobus per andare a salutare un amico che sta partendo perché lui Giù c’è rimasto, e nemmeno troppo male tutto sommato, dopo giorni che piove ed è primavera e tu ancora vai in giro con l’ombrello e la maglia di lana, dopo che hai capito che i sogni son solo desideri, anche quelli incredibilmente premonitori, mentre all’improvviso un sole timido bagna le vetrate dell’autobus e il paesaggio di fuori non sembra poi così brutto. Il dondolio ti ridesta dai dialoghi interiori e scopri di essere stato tutto quel tempo immerso in un’immagine, che è poi Utopia, è casa tua, sei tu. Con tutto quello che contiene. Mentre oggi, a Taranto, cantano e gridano LIBERA, e vorrei che lo fosse davvero, vorrei lo fossimo davvero.

Scopro che sogno di poterci tornare, un giorno non troppo lontano, e di voler riprendere a costruire anche lì, ma come si fa, mille chilometri, una vita da incanalare, delle ossa da ri-assettare, continuamente. Compromessi da stiracchiare. Rapporti da calibrare.

Taranto Libera

E intanto, come al solito, c’è la più felice Utopia. Non importa quale, purché sia un Altro Luogo. Sempre chiedendomi se da esso qualcosa possa nascere. Qui.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 maggio 2013 alle 10:46 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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